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Un universo in una tazzina: il caffè

 

Il Re Sole amava prepararlo personalmente per i suoi ospiti e il grande Bonaparte era un suo appassionato estimatore: parliamo del caffè. Se per noi italiani, ora, il suo profumo è quello del risveglio, è affascinante notare come la bevanda abbia assunto, nel tempo, valenze molteplici: a raccontarcele ci pensa la sua articolata biografia. I primi bevitori di caffè, gli Arabi, lo consideravano magico e lo consumavano nelle mescite pubbliche; gli europei lo conobbero grazie al polacco Kolschitzky, che aprì a Vienna la prima bottega di quella che fu definita la "bottiglia blu". La Francia allestì a Marsiglia, Bordeaux e Parigi le case del caffè - dove i mercanti fumavano e bevevano - ma anche locali cult, templi per la bevanda - come il Cafè Procope - che si sorseggiava nell'ambito di conversazioni filosofiche e letterarie.


 

 

Analogamente accadde in Italia: pensiamo al caffè "Pedrocchi" di Padova, al "Greco" di Roma o al "Tergesteo" di Trieste, strategiche location politiche. Il "latte dei giocatori di scacchi o dei pensatori" - per usare un'espressione turca - che in Inghilterra sottrasse al the una buona fetta di afecionados e che in Germania si affermò nonostante l'indiscutibile primato della birra, mantenne sempre, parallelamente, una forte connotazione affettiva: i corteggiatori veneziani settecenteschi, ad esempio, inviavano alle donne che desideravano conquistare voluttuosi vassoi colmi di cioccolato e caffè...

 

Attualmente in pole position tra i prodotti commercializzati nell'ambito del mercato equo e solidale e versatile protagonista di happening culturali e manifestazioni, il caffè mantiene inalterato nel tempo il suo potere seduttivo. Dietro al suo inconfondibile flavour, in primis, c'è la chimica: la presenza della caffeina, alcaloide resistente, nel tenore, anche al processo di torrefazione.


 

Fondamentale, poi, la religiosa lavorazione di quei chicchi che, biologicamente parlando, fanno parte della famiglia delle Rubiacee. Un'accurata raccolta ed estrazione dei semi, una tostatura rigorosamente in assenza di aria, una miscela oculata di varietà dalle caratteristiche complementari e una perfetta macinazione garantiscono un'alta qualità della polvere di caffè. A questo punto, sta a noi e alla nostra creatività: nella preparazione del nostro elisir bollente, infatti, possiamo sbizzarrirci optando per la variante francese a infusione, per la moka, per la caffettiera napoletana... Possiamo scegliere se consumare il rito del caffè in solitudine, assaporando gelosamente il suo aroma, oppure se farne un'occasione di socializzazione: molte varianti della bevanda ne valorizzano questo lato - pensiamo al caffè alla valdostana, infiammato dalla grappa, e che si beve allegramente nella tipica grolla...

 

Quanto poi al discorso salute, sfatiamo qualche falso mito che demonizza la bevanda. Escludendo i soggetti con problematiche particolari (ad esempio persone ipertese, oppure affette da gastrite o ulcera) un consumo medio di caffè - pari a circa ¾ tazzine giornaliere, per un totale di 300 mg di caffeina assunta - non soltanto non comporta controindicazioni, ma può avere effetti benefici: il caffè, infatti, è un epatoprotettore ed ha una modesta azione broncodilatatoria; può favorire, inoltre, un incremento dell'attività metabolica, aumenta le HDL nel sangue (ovvero le lipoproteine in grado di rimuovere il colesterolo in eccesso) e stimola la nostra capacità di concentrazione, infondendoci energia fisica e buonumore.

Non c'è dubbio: che sia schiumato, alla nocciola, al ginseng, oppure ristretto, all'americana, marocchino, corretto, o ancora irish coffee, mocaccino con cacao, espressino pugliese, il caffè è un distillato di puro piacere. Sottoscriveremo senza dubbio le parole di Pasquale, creatura eduardiana protagonista di "Questi fantasmi", che, nella celeberrima scena sul balcone, ammette: "Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone"...